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Il Teatro Verdi

Nel 1975, alla nascita del Teatro del Buratto, fare spettacoli per tutti, non solo per adulti ma anche per ragazzi e bambini ci sembrò naturale come respirare. Per noi il teatro era spazio di libertà e creazione di libertà: chi più dei bambini aveva il diritto di entrarvi? Per dare fondo alla nostra passione, l’unica cosa che mancava era un teatro tutto nostro, e lo trovammo nel giro di pochi mesi.

Il Teatro Verdi della via Pastrengo, a Milano, agli inizi del Novecento era stata la sede della corale Giuseppe Verdi, ospitando spettacoli di teatro musicale e di operetta, come testimoniano vecchie locandine che ancora oggi sono conservate nel suo piccolo foyer, poi si era trasformato in balera, in sala d’incisione, in sala da biliardo, in pizzeria.


L’Arci l’aveva recuperato nel 1973 e nel 1975 la nostra Cooperativa lo prese in affitto, facendone la propria sede. Ci impegnammo a realizzarvi una duplice attività di produzione teatrale e di ospitalità di compagnie teatrali emergenti.
Il sabato e la domenica potevamo portare al Verdi, per il pubblico “ non organizzato” delle famiglie e del territorio, gli spettacoli per ragazzi che nella settimana giravano nelle scuole e nei quartieri. In più, nello spazio del teatro potevamo organizzare seminari, laboratori, occasioni di formazione permanente per la compagnia e per il pubblico.
Una storia che ha da subito saputo distinguersi nella proposta del tutto ciò che, artisticamente, era “nuovo”: nuove compagnie, giovani artisti, autori emergenti e linguaggi innovativi, tra cui quello caratteristico e cifra del Buratto: il teatro su nero e teatro di figura, da noi inteso come teatro totale, che lega immagine musica parola gesto e che oggi meglio possiamo definire come Teatro di Immagine.
Identificandosi inizialmente in modo molto stretto con la ricerca nel teatro di figura, il Verdi ha proposto da subito interessanti ospitalità, anche internazionali, e ha promosso anche una breve stagione di mostre creando la Galleria del Buratto al Teatro Verdi, negli spazi appunto della piccola galleria della sala, ora non più agibile al pubblico a causa delle più recenti e restrittive normative di sicurezza. In quella galleria si sono alternate mostre di disegni, bozzetti e illustrazioni dedicate a Luigi Veronesi, Luca Crippa, ai Burattini della storica famiglia Ferrari e altri ancora.

Negli anni ‘70 e ‘80 in cui è così evidente la necessità di “un nuovo teatro” il Verdi ospita spettacoli non commerciali, e propone una ricerca e un rinnovamento anche nell’ambito di percorsi musicali, come per la musica antica e la ricerca della tradizione popolare.
Tra l’altro non possiamo dimenticare, negli anni Ottanta l’esperienza della Bottega di Musica Antica, vicina al Verdi, fulcro per di esperienze, proposte e ricerca nell’ambito musicale popolare e colto e fonte di nuovi insediamenti artistico–abitativi in zona.

Il quartiere Isola intanto si andava infatti caratterizzando, tra vecchie e nuove presenze, per i molti artigiani (restauratori, liutai, fabbri) e anche artisti (illustratori, pittori, musicisti ) residenti e attivi attorno al Verdi; così approfittiamo per ricordare con simpatia il “Nino”, anziano volto del quartiere, noto al nostro pubblico come maschera, ma per noi vero custode-factotum, nonché memorabile cuoco di trippe per il dopo-spettacolo con le compagnie ospiti.
Ma è giusto e significativo ricordare quelli che sono stati i nostri primi compagni di strada e le nostre prime “scoperte”: artisti, autori , giovani registi e compagnie, chi ancora senza sede, chi ancora senza visibilità per entrare nei circuiti più importanti e ufficiali.

Così possiamo con orgoglio ricordare gli inizi della Compagnia del Teatro dell’Elfo con Pinocchio Bazar , o i primi spettacoli di Quelli di Grock, le prime regie di Gabriele Vacis con Teatro Settimo e gli “Elementi di struttura del sentimento” ispirati a Goethe; e poi ancora “Panna Acida “con Angela Finocchiaro e Carlina Torta, gli sconosciuti Avana e Cognac (ora più noti come Aldo Giovanni e Giacomo) con la regia di Giangilberto Monti, le prove affabulatorie di Massimo De Rossi sui testi di Lerici con una giovane Lella Costa, le prime produzioni “futuriste” del Teatro Dell’Archivolto (con, tra gli altri, Maurizio Crozza, Carla Signoris, Ugo Dighero, per la regia di Giorgio Gallione). E poi ancora le prime prove nel teatro di narrazione (ora così affermato e diffuso) con Marco Paolini, per molte stagioni al Verdi con i suoi Album e altre produzioni prima dal grande successo televisivo, ma anche con Marco Baliani o con Laura Curino, per giungere fino ai recenti lavori di Mario Perrotta e all’”esplosione” di Ascanio Celestini.

In ambito musicale al Verdi è stato dato subito spazio alla canzone d’autore. Ricordiamo allora nel ’77 “Te lo dico e te lo canto” una rassegna che ha riunito nella sala di via Pastrengo nomi significativi nel pop italiano, tra canzone d’autore e rock, come Gianna Nannini, Pierangelo Bertoli, Richy Gianco, Gianfranco Manfredi e molti altri ancora: iniziativa ripresa in anni più recenti da alcune edizioni di “Chansonnier!”, rassegna italiana di musica d’autore con la direzione artistica di Giangilberto Monti.

Parola, musica e immagine: il Teatro Verdi ha definito una storia teatrale collocabile attraverso un’intensità di rapporti che ha coinvolto artisti, operatori, cittadini, istituzioni, flussi culturali ma, soprattutto, processi di innovazione.
In tal senso si è dunque sempre posto il lavoro di coloro che, in tempi e stagioni diverse da Tinin Mantegazza a Monica Gattini Bernabò alle più recenti proposte di Adriano Gallina, hanno saputo con efficacia e sensibilità proporre al Verdi i più significativi fermenti, percorsi, Artisti e Compagnie, individuati nel vasto mare della produzione teatrale italiana.

Le stagioni teatrali del Teatro Verdi si sono succedute seguendo, ma più spesso precorrendo, tempi e tendenze; in costante rapporto con le Istituzioni, come il Comune di Milano, con il cui supporto sono state proposte significative edizioni di Percorso Teatro e poi Confronti teatrali, con progetti e ospitalità che hanno coinvolto compagnie e artitsti di alto livello, tra cui Jerrzy Stuhr, Francois Khan e il Teatro di Pontedera,Toni Servillo e Teatri Uniti, Lorenza Zambon e Luciano Nattino di AlfieriTeatro, i francesi de Il Theatre de l’Unitè con una gustosissimo (in ogni senso...) Mozart au chocolat.

Ma ancora il Verdi ha visto promosso Gruppi storici legati alla ricerca, contribuendo a rassegne dedicate alla scena contemporanea come Scenario, Giovane Scena, Scena Prima, Teatri ’90 ed internazionali quali “Milano aperta”, che si sono affiancate alle nostre stagioni teatrali.


Molto importante per il Verdi è stata anche la sua caratterizzazione, dal 1983, come sede dei corsi di “Scrittura Creativa”, e sempre nell’ambito della formazione, il Verdi è stato (ed è) anche “fucina”, laboratorio di formazione teatrale per professionisti; ad esempio con i laboratori sul famoso “Metodo” dell’Actor’s Studio, per le prime volte portato a Milano da registi e formatori di livello internazionale, come Dominic De Fazio, John Strasberg e Jerzy Stuhr.