dal 26 ottobre al 6 novembre 2011
LE CAMICIE DI GARIBALDI
Teatro del Buratto
di Renata Coluccini con la collaborazione di Jolanda Cappi
Con Renata Coluccini, Jolanda Cappi, Clara Terranova, Benedetta Brambilla
Movimenti scenici Jolanda Cappi
Voce di Garibaldi Marco Pagani
Scene Marco Muzzolon
Disegno luci Marco Zennaro
Costumi Mirella Salvischiani
Regia Renata Coluccini
Spettacolo inserito in Invito a Teatro
Il Paese del "bel canto" ne ha fatta di strada dal lontano 17 marzo 1861.
Quattro donne in una stanza devono cucire, rammendare, lavare le 1000 e oltre camicie rosse dei garibaldini.
Si sa le donne, quando cuciono parlano!
Tra storia e “pettegolezzi”, tra curiosità e aneddoti, le donne costruiscono il ritratto di un uomo, di un’epoca in un alternarsi di momenti comici e drammatici.
Una costellazione di piccole e grandi storie che unite vanno a comporre la grande Storia dell’Unità italiana: le vite di uomini e donne comuni che non hanno mai avuto voce e quelle dei tanti personaggi noti la cui voce viene qui umanizzata in un percorso drammaturgico che va dal personaggio alla persona.
Tra le camice rosse si raccontano le storie di personaggi noti, oltre a Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, il re, Cavour, Crispi ma anche panettieri, contadini, madri… per rivivere grandi avvenimenti storici, ma anche piccole realtà quotidiane.
Lo sguardo delle donne permette di rivivere la storia dell’unità d’Italia in maniera fresca, stupita, drammatica, meravigliata, ma consente anche di porre domande a cui la Storia non sa dare risposte.
Lo spettacolo abbraccia il periodo di tempo che va dalla partenza di Garibaldi per Teano al suo ritorno, non senza raccontare la grande impresa dei mille e gli eventi che hanno portato all’Unità.
Un prima e un dopo quindi riempiti di speranze, aspettative ma anche di interrogativi e riflessioni che riportano con la mente al nostro presente…
In questa importante occasione Il Teatro del Buratto porta in scena uno spettacolo che non vuole essere soltanto la celebrazione dell’unificazione italiana ma anche, e soprattutto, un omaggio agli uomini e alle donne che l’hanno resa possibile, un racconto partecipato del sudore, del sacrificio, delle diverse idee di coloro che hanno combattuto, idee che unite insieme hanno dato vita alla realizzazione di un unico grande ideale comune.
“L’impresa fu infatti in grado di unire tutti gli strati sociali, dalla nobiltà al proletariato, dagli intellettuali agli analfabeti, dagli uomini alle donne.
Nello spettacolo queste diverse voci prendono forma proprio attraverso le figure di tre donne: Antonietta di Pace, personaggio realmente esistito rivoluzionaria appartenente all’alta borghesia, Caterina, fruttivendola amante della famiglia e Angiola, popolana ribelle e combattente.”
Renata Coluccini
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