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dal 7 al 9 febbraio 2012

ore 10.00 – Teatro Verdi

IL MIO PAPÀ È ULISSE

produzione TEATRO DEL BURATTO
ideazione e progetto Renata Coluccini; regia Renata Coluccini; con Elisa Canfora, Stefano Panzeri, Katiuscia Bonato; collaborazione per l’immagine Jolanda Cappi; scene Marco Muzzolon; disegno luci Marco Zennaro; costumi Mirella Salvischiani; musiche originali Francesco Chebat; direttore di produzione Franco Spadavecchia
Età consigliata: 8-14 anni – teatro d’attore – Durata: 60’

Il mito ci aiuta a comprendere l’oggi, a dare voce e immagine a situazioni e paure dell’animo. Proviamo a guardare il “mito” Ulisse con lo sguardo del figlio. Con lui chiediamoci perché il padre non torna.
Questa è la storia di Ulisse, che attraversa il mare color del vino. Questa è la storia di Telemaco che aspetta il ritorno di suo padre Ulisse, guardando il mare color del vino.
E il vento e le onde gli raccontano di come suo padre vinse la guerra di Troia. Di come è difficile tornare dalla guerra.
Gli narrano dei Ciclopi e di come Ulisse li sconfisse, dell’arte magica della bellissima Circe, della nave catturata dai vortici di Cariddi in uno schiumoso mare color del vino.
Questa è la storia di un’attesa e di un ritorno che vedranno padre e figlio, finalmente insieme, sugli scogli di Itaca a guardare il mare color del vino.
Se Telemaco è presente nella sua attesa, il mondo del padre prende vita attraverso la forza di immagini deformate, trasformate dal suo sentire.Anche Penelope è presente, come un’ombra, sempre intenta a tessere una tela infinita: tela che avvolge e diventa isola, tela color del mare. Nello spettacolo il teatro d’attore e di immagine si fondono, si mescolano in un’armonia narrativa.
L’idea dello spettacolo nasce dal desiderio di trattare un tema di oggi attraverso il racconto della storia di Telemaco: di un figlio, che attende il padre di cui non conosce neppure il viso, un padre assente, ma nello stesso tempo un padre eroe, un uomo di “successo”, un maestro d’inganni. Affrontare il mito vuol dire iniziare un percorso di conoscenza. Gli innumerevoli viaggi della mitologia greca sono percorsi verso la consapevolezza. E l’uomo non può rinunciare alla ricerca.
L’immediatezza delle immagini del sogno e quella delle immagini mitologiche è analoga.
Il linguaggio teatrale sposa il linguaggio mitologico nel suo essere innanzitutto esperienza emotiva, percorso di conoscenza dell’individuo, rispetto a se stesso e alla sua relazione con l’esterno, con il mondo, con l’altro.


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